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Il Il giovane Stefano apparteneva
alla prima comunità cristiana, che applicò integralmente
la "carità fraterna", infatti i suoi appartenenti mettevano
i loro beni in comune con gli altri, e ad ognuno veniva distribuito equamente
quanto bastava per il sostentamento giornaliero. Quando la comunità
crebbe, gli apostoli affidarono il servizi di assistenza giornaliera a
sette ministri della carità detti diaconi. Tra questi spiccava
il giovane Stefano che, oltre ad occuparsi dell'amministrazione dei beni
comuni, si prodigava nell'annuncio della buona novella tanto da indurre
i giudei a catturarlo e portarlo nel Sinedrio, dove venne giudicato e
condannato alla lapidazione. Fu trascinato fuori dalla città e
lapidato, durante l'esecuzione Stefano primo Martire, pronunciò
le stessa parole di Gesù sulla croce: "Signore, non imputar
loro questo peccato".
Nel 415 furono ritrovate le sue relique, e più tardi una parte
di queste fu portata nell'isola di Minorca, dove gli abitanti cristiani
per l'entusiasmo e la devozione per il primo Martire trucidarono gli ebrei
emigrati sull'isola. La festa del primo Martire fu celebrata sempre il
giorno dopo il Natale, tra i "comites Christi" coloro i quali
erano stati più vicini alla manifestazione di Cristo perchè
per primi ne resero testimonianza. Saulo, testimone della sua lapidazione,
ne raccoglierà l'eredità spirituale diventando Apostolo
della gente. La devozione verso S. Stefano primo Martire è già
molto viva fin dal ritrovamento delle sue reliquie e giunge molto sentita
fino ai nostri giorni.
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