Sino alla fine degli anni ’50 la vita teatrale e carnascialesca del comune di Pietrasanta è contraddistinta o da mordaci, ma incompiute caratterizzazioni limitate ad ambiti specifici*, oppure, in maniera comunque discontinua, dalla figura di Stenterello, vivace e ironica maschera presa in prestito dalla tradizione comica fiorentina. Non è ancora stata formalizzata una figura particolare, realmente peculiare e distintiva delle tradizioni pietrasantine. All’inizio del 1959, Mario Piloni, apprezzato giornalista e direttore del “Microteatro delle 4 Muse”, compagnia di teatro amatoriale locale, si assume l’onore e l’onere di codificare le caratteristiche di una maschera versiliese che sappia sostituire degnamente la figura di Stenterello e riesca ad essere rappresentativa del folklore locale. Il personaggio è denominato “Stranguglione” ed indossa una casacca divisa in due zone, una bianca e una celeste, colori dello stemma comunale di Pietrasanta, riunite da tre grandi alamari bianco-celesti con bottoni dorati; i pantaloni, corti al ginocchio, anch’essi bianchi e celesti sono disposti a chiasmo rispetto alla casacca; calzettoni bianchi e scarpe nere, berretto d’argento a zuccotto e mascherina d’oro con una goletta in luogo della cravatta, completano l’abbigliamento. Riguardo all’etimo del nome, poiché nel dialetto locale il vocabolo “stranguglione” fa riferimento ad un boccone di cibo trangugiato con enorme voracità, il personaggio diviene il simbolo di lieti banchetti e di allegre brigate. Il battesimo ufficiale arriva la sera di mercoledì 4 febbraio 1959 al teatro delle scuole elementari della località di Tonfano alla presenza di Egisto Malfatti, famoso rappresentante della canzonetta viareggina. Durante lo spettacolo “E' arrivato lo Chabot!”, portato in scena dal “Microteatro delle 4 Muse” e scritto da Mario Piloni, viene introdotta la nuova maschera:

È nato il personaggio burlesco, del comune di Pietrasanta è molto bello e ha grande acume: vestito biancoazzurro e bocca vermiglione, è nato miei signor, è nato Stranguglione

Nella rappresentazione il nuovo protagonista entra in scena con una coppa di champagne in mano ed il coro intona un canto** in suo onore, seguito dalla famosa aria “Sulla coppa di champagna”, a sancire un connubio con il Carnevale dei cugini viareggini. Durante l’inverno del 1959 la nuova maschera prende parte ad una sfilata del Carnevale di Viareggio ed ha il privilegio di una ripresa televisiva. Stranguglione riscuote un successo tanto grande, sia tra il pubblico che nell’amministrazione comunale, da favorire l’istituzione di un premio intitolato a suo nome, lo “Stranguglione d’oro”. La conseguente decisione di attribuirlo al vincitore della “Girandola vocale”, manifestazione canora pietrasantina organizzata nel periodo di carnevale, non trova opposizioni e la sera del 17 marzo 1959 al teatro comunale di Pietrasanta Franco Mariani, un giovane alto e con voce baritonale, vince il primo “Stranguglione d’oro” grazie all’interpretazione delle canzoni “Edera” e “Lola”. Il successo di Stranguglione cresce ulteriormente e all’inizio del 1960 la Giunta Comunale di Pietrasanta assicura il sostegno alla maschera per le manifestazioni legate al periodo di carnevale e in particolar modo per la festa più importante del paese: la festa di San Biagio. Tuttavia, mentre il consenso per le caratteristiche della maschera è unanime, il nome non è apprezzato da tutti. S’invoca*** un appellativo maggiormente gradevole che richiami immagini più tranquillizzanti di quella di un boccone che rimane di traverso e finisce per soffocare. A questo punto Mario Piloni decide di mantenere sostanzialmente immutato carattere e aspetto della maschera e di modificare soltanto il nome in “Sprocco”, termine dialettale che fa riferimento a piccole piante cespugliose e spinose molto resistenti e particolarmente diffuse a quel tempo nei terreni sabbiosi della zona: questo per sottolineare soprattutto l’aspetto battagliero e pungente del personaggio. In realtà, per diversi anni verrà conservata una duplice denominazione (Sprocco alias Stranguglione), solo succes-sivamente si perderà il termine più antico.

Raffigurato dal pittore fiorentino Giovanni Acci sopra un palio di stoffa gialla, la maschera diventa l’emblema del “Carosello delle fiabe”, un carnevale dei bambini realizzato nel periodo primaverile dei primi anni sessanta sotto l’egida di Mario Piloni.

Negli anni Sprocco si afferma definitivamente come il simbolo del carnevale di Pietrasanta. Lo scultore Frido Graziani, barghigiano di nascita, ma pietrasantino d’adozione, riproduce l’ironico personaggio nel suo studio di ceramica di via San Francesco e una copia viene donata al comune e posizionata nel gabinetto del sindaco. Dagli anni settanta sino ai giorni nostri la statuetta di Sprocco diviene l’ambito premio dello “Sprocco d’argento”, la gara canora tra le contrade del carnevale di Pietrasanta.

Particolarmente legate al personaggio di Sprocco si ricordano il carro mascherato del rione “La Lanterna” denominato “La nascita di Sprocco” (1975) e la canzone “Pa po pip po pi pop” del rione “Pontestrada” (1974), che celebra l’arrivo di Sprocco “… quel mattacchione che fa l’occhietto … con quel musetto da baciar…”

* cioè sono semplici caratteri non assimilabili a figure più complesse di personaggi definiti ** “Il canto di Stranguglione”. Musica di Iole Sciascia, parole di Mario Piloni ***Mario Lopes Pegna, La Nazione 21 gennaio 1960


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