Carducci

Nacque in Versilia, a Valdicastello, frazione di Pietrasanta (Lucca), il 27 luglio del 1835 da Michele, che esercitava la professione di medico, e Ildegonda Celli, figlia di un orafo fiorentino. Trascorse nella cittadina lucchese soli i primissimi anni della sua infanzia, finche nel 1838 fu costretto a seguire il padre prima a Castagneto poi a Laiatico. Giosue', laureatosi alla Scuola Normale di Pisa, fu chiamato a venticinque anni a tenere la cattedra di letteratura italiana nell'Universita' di Bologna, ove rimase per tutta la vita. La personalita' del Carducci - poeta, prosatore, storico della letteratura - è tra le più vigorose della storia letteraria italiana. Il Carducci si impone per la compattezza della ricerca storica e filologica, per il sentimento innovatore della classicità, per l'ampio e articolato mondo della sua lirica. La sua formazione intellettuale, in un primo momento, si basa sullo studio dei classici greci e latini: i versi di ”Juvenilia” (1850-60) sono improntati a un intransigente classicismo, ma la successiva raccolta “Levia Gravia” attesta una maggiore consapevolezza artistica e un progressivo abbandono dell’imitazione dei classici. Quando si dedica allo studio della moderna letteratura italiana esalta Alfieri e Foscolo, lasciandosi altresì influenzare dal francese Victor Hugo e dal tedesco Heinrich Heine, scrittori che univano letteratura e politica progressista. La sua raccolta di poesie più importanti, culminata con la violenta reazione del poeta alle delusioni politiche degli anni 1867-72, è “Giambi ed epòdi” (1867-79). Muore a Bologna nel 1907, dopo aver ricevuto il Nobel per la letteratura nel 1906. Giace nella Certosa di Bologna.

Casa Carducci, Comune di Bologna
Casa Carducci a Pietrasanta

Premio Carducci

Michelangelo

Figlio di Ludovico Buonarroti Simoni e Francesca di Neri, Michelangelo nasce il 6 marzo del 1475 a Caprese, in provincia d'Arezzo. La nascita a Caprese avviene casualmente, a causa dell'impegno come magistrato podestarile di Ludovico. Pochi mesi dopo la sua nascita, la famiglia rientra a Settignano, sui colli fiorentini. Il padre affida il figlio all'educazione umanistica da parte di Francesco da Urbino. Viene avviato dal padre agli studi umanistici sotto la guida di Francesco da Urbino, anche se ben presto dimostra tale inclinazione al disegno che, in contrasto con i progetti paterni, passa alla scuola del già celebrato maestro fiorentino Ghirlandaio. Fu scultore, pittore e architetto ma anche letterato: infatti scrisse poesie vergandole su semplici fogli di carta. Intese fare della sua attività un'incessante ricerca dell'ideale di bellezza. Fu - nell'insieme - un artista geniale quanto irrequieto e a tutto tondo, sicuramente uno dei protagonisti della storia dell'arte occidentale del suo tempo. Il nome di Michelangelo è essenzialmente collegato ad una serie di opere che lo hanno consegnato alla storia dell'arte. Alcune di esse - situate nella Città del Vaticano - sono conosciute in tutto il mondo, come l'affresco sulla volta della Cappella Sistina (con il riquadro con la Creazione di Adamo - uno dei più importanti lavori dell'arte occidentale - e il grande Giudizio Universale posto sulla parete sopra l'altare). Come scultore, Michelangelo ha lasciato, fra le altre, opere come la celebre Pietà (alta 1,80 mt, scolpita intorno al 1499 dall'artista ventiquattrenne), il David e il Mosè, considerati sublimi esempi di questo tipo di arte. Michelangelo già dai contemporanei fu acclamato come il maggiore artista di tutti i tempi, e influì grandemente su tutta l'arte del secolo. Ammirato senza riserve da alcuni, odiato da altri, onorato dai papi, imperatori, principi e poeti, Michelangelo Buonarroti muore il 18 febbraio 1564.

Eugenio Barsanti

Padre Eugenio Barsanti (Pietrasanta, 12 ottobre 1821 - Searing, Belgio, 18 aprile 1864), battezzato Nicolò, fu l'inventore del primo motore a scoppio.Gracile di corporatura ed esile di statura, frequentò l'istituto ad orientamento scientifico della congregazione degli Scolopi a Pietrasanta. Nel 1838 fece il noviziato a Firenze e successivamente prese gli ordini nella stessa congregazione. Divenne insegnante all'istituto San Giovannino di Firenze a soli 20 anni. Qui, presentando agli allievi un esperimento sull'esplosione di una miscela incendiaria di aria e idrogeno (usando una pistola di Volta autocostruita) ebbe l'idea di sfruttare l'espansione rapida del gas per sollevare un pistone. Trasferitosi successivamente all'istituto Ximeniano, di livello universitario, ebbe la possibilità di sviluppare la sua idea e soprattutto di incontrare l'ingegnere Felice Matteucci con cui collaborerà per il resto della vita. I due riuscirono a brevettare l'invenzione in Inghilterra nel 1854. L'Italia dell'epoca non era ancora unita e non era in grado di offrire sufficienti garanzie per la tutela internazionale. La costruzione del motore ebbe inizio nel 1860 presso le officine di Pietro Benini. Il vantaggio del motore Barsanti-Matteucci rispetto ad altri inventati nello stesso periodo, tra cui quello del francese Etienne Lenoir, era di sfruttare il moto di ritorno del pistone dovuto al raffreddamento del gas piuttosto che la spinta dello scoppio, difficilmente governabile per l'epoca. Prove dinamiche dimostrarono un rendimento cinque volte più elevato per il nuovo motore rispetto agli altri e per questo ottenne la medaglia d'argento dall'Istituto Lombardo delle scienze. Nel 1856 i due collaborano allo sviluppo di un motore a due cilindri con potenza di cinque cavalli vapore nel 1856, poi due anni dopo costruiscono il modello a due pistoni contrapposti.

Barsanti era molto convinto della sue idea, che riteneva superiore alla macchina a vapore perché più sicura, meno ingombrante e più pronta nell'avviamento. Non era però sufficientemente leggera per l'uso su veicoli stradali. Gli impieghi previsti erano la produzione di energia meccanica per fabbriche e officine e la propulsione navale. Dopo diverse ricerche Barsanti e Matteucci decidono di affidare la produzione industriale di un motore da quattro cavalli alla società John Cockeril di Seraing in Belgio, a partire dal prototipo costruito nelle officine Bauer di Milano. Le richieste giungono da tutta Europa e il successo commerciale è imminente. Purtroppo però Barsanti contrae il tifo il 30 marzo 1864 e muore il 18 aprile. Ora riposa nella basilica di Santa Croce in Firenze. Matteucci da solo non riuscì a fare fronte alla gestione aziendale e alla tutela dei brevetti e tornò ad occuparsi della sua materia, l'idraulica e la commercializzazione del motore fallì.

Premio Internazionale Barsanti e Matteucci

(Notizie tratte Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

Altri personaggi illustri:

Lorenzo Stagi scultore (sec. XV), Stagio Stagi figlio di Lorenzo (1496-1563) che a Sarzana, Pietrasanta, Lucca ecc. seguì l'arte del padre con impareggiabile maestria; Vincenzo Santini (1807-1876), scultore, archeologo e storico a cui si debbono i sei volumi dei Commentari Storici della Versilia Nato nel 1807 nella casa attigua alla Rocchetta arrighina, in piazza del Duomo, dal locandiere Celestino e da Francesca Galleni, sorella della celebre Nonna Lucia di Giosuè Carducci, è stato allievo di maestri nella scultura come Andrea Tenerani e il grande Albert Thorvaldsen. Il suo gusto artistico è stato improntato al classicismo, ma indirizzato artisticamente verso il purismo e quindi verso le nuove tendenze della scultura della seconda metà del secolo XIX. A lui fu commissionata la statua al Granduca Leopoldo II in piazza del Duomo a Pietrasanta, per eseguire la quale si fratturò e perse la gamba sinistra. La solidarietà della gente, però, fu tale che venne creata per lui una scuola d’Arte nel 1842. Animato da grande passione per le antichità, Santini fu anche precursore della moderna archeologia “etnografica”: rivolse i suoi studi anche alle culture italiche preromane, soprattutto a quella degli Etruschi e – cosa notevole per l’epoca – a quella dei Liguri. Alla sua morte ha ricevuto il tributo di grandi onori da parte di uomini dotti, letterati, scienziati, accademici, ma il luogo di sepoltura, nel Cimitero urbano, rimane a lungo privo del suo nome, fino al punto di essere del tutto dimenticato. Per disposizione testamentaria, gran parte dei suoi manoscritti di storia, archeologia, arte e cultura versiliese, in larga misura tuttora inediti, furono donati e trasferiti all’Archivio Storico del Comune di Pietrasanta.